Tavola dell'agrimensore, 1957, 1957
bronzo
46 × 46 cm

(scheda 84 del Catalogo ragionato)

Scrive Guido Ballo (1957): "la concretezza della materia dà ad Arnaldo Pomodoro una nuova consistenza pittorica e plastica a un tempo: piombi fusi, sbalzati, modellati con gli stracci e con le mani, fusioni in negativo sulla materia, cementi spesso lasciati naturali e altre volte mescolati con piombaggine o con ossido di ferro o con la calce, in modo che certi pezzi acquistino valore di muri; rami a liste, intesi come colore, zinchi, stagno: tutto questo in rapporti di materie opache, lucide, grezze, per effetti cromatici sempre diversi".
E postillerà anni dopo Roberto Sanesi (1965), in passo di poesia: "… e Arnaldo si muoveva nei concetti, / nei solchi tesi inattesi dell’agrimensore… / … e polvere di ferro e piombo e stagno / (continuum) / dalle tavole".
Le due versioni della Tavola dell’agrimensore segnano in effetti il momento più alto di questo transito.