I giardini di pietra, 1956
argento, velluto e legno
51 × 67 × 3 cm

(scheda 24 del Catalogo ragionato)

Contestualizzando le opere di questo periodo, Flaminio Gualdoni (2013) scrive: "L’argento è per lui materia fluente e sottile, è la possibilità di tracciare, di serrare trame che s’infittiscono e si dilatano, espandendosi sulla materia ospite come escrescenze proliferanti, per aggregazioni e strutturazioni. Proprio il carattere dell’organizzazione, il disporsi per cadenze orizzontali/verticali disorientate e per grumi circolari radianti, e la sua progressività diventano, nella riflessione di Pomodoro, il fattore di crescita autonomo e d’equivalenza naturale che, senza pagare scotto alle nuove tentazioni naturalistiche circolanti, gli consente di dar corpo a una intensa biologia del segno d’equivalenza naturale: a ciò, certo, tende la schiusura di un nuovo fronte inventivo, quello che tra 1956 e 1957 dà le serie compatte Estensione vegetale e Situazione vegetale".