Croce, 1955
ferro e ottone
144 × 88 cm

(scheda 7 del Catalogo ragionato)

Presentando questa e altre opere alla Galleria del Naviglio, Gio' Ponti (1955) scrive: "Invece di chiamarle sculture vorrei tentare definizioni più pertinenti, dirle composizioni spaziali o delle spazialità o spazialismi o figurazioni spaziali o delle fantasie spaziali. Insomma se nella scultura è questione di corpo e di volume, dove lo spazio è escluso dal volume, qui è questione di spazio e non di corpo né di volume, oppure è questione di un volume ideale nel quale è incluso lo spazio".
Queste opere "di arduo gusto", aggiunge l'architetto, "si irraggiano nello spazio", e nascono destinate per congeneità a implicarsi con lo spazio architettonico, con l’ambiente.