Esparto Passage, 2009
Lygeum spartum
600 × 385 cm

L’artista ci chiama dentro alle sue griglie di testi, nascosti come se quei ricami geometrici fossero semplici canneti; ci immette nei suoi pattern ripetuti, come quelli della carta da parati; ci pone di fronte a inattese fragilità. E ci chiede  di provare meraviglia, di godere dei nostri passi anche se sono senza meta, di viaggiare attraverso luoghi che da esteriori diventano interiori e che riflettono una concezione scettica o almeno disincantata della vita così come della scultura stessa, ma mai senza la forza di procedere. Ne derivano reti di senso in mezzo a cui ci ritroviamo a camminare. Pergole da una parte, capaci di fare baluginare il sole senza perderne né il piacere né la potenza, dall’altra grate claustrofobiche che ci pesano sulla testa. La sospensione che vediamo con gli occhi e che percepiamo con il corpo, mentre passiamo sotto e accanto a questi moduli collegati, si riproduce quindi anche riguardo al senso del testo, così difficile da afferrare con gli occhi se non lo si conosce da prima. Il testo riprodotto nelle trame di questo soffitto sospeso è tratto da Vathek di William Beckford.