Ur.91, 1997
Acciaio inox e granito
h. 196 cm

Dalla fine degli anni Cinquanta lavora alla scultura, riducendo radicalmente il campo d’azione alla dimensione della linea. La linea in metallo, o il fascio di linee, su basamento, o libera di interagire con l’ambiente, esprime al meglio la tensione tutta mentale dell’artista. “La mia scultura è un percorrere di segni, è idea, è frammento: l’acciaio che uso è un segno di luce tra presenza e assenza…” dice l’artista. Quasi azzerata alla dimensione di segno solidificato nello spazio, la scultura assume un alto valore dinamico e diventa ritmo, disegno nel vuoto, riflesso di luce. Le linee infatti sono sempre angolate, piegate, come antenne o sensori protesi verso l’esterno, e la forma, il frammento che delineano cambia di aspetto a seconda dei movimenti dell’occhio che percepisce.